Alessio Serpetti - La Critica

La Critica
 
Con raffinati e sapienti tocchi di grafite e carboncino, l’artista Alessio Serpetti ghermisce lo spettatore in una trama di fluide divagazioni oniriche e misteri insondabili. Surreali paesaggi e mitologici rimandi si intrecciano in un eterno e coinvolgente racconto fatto di sovvertimenti delle logiche temporali e consce allucinazioni. 
 
Le anatomie marmoree e i sensuali profili femminili rimandano alla maestria tecnica che ha reso il canone classico del “Bello” ellenistico un pilastro per l’intera Storia dell’Arte. 
Nell’opera di Serpetti, l’apogeo estetico e culturale dell’Antica Grecia trova una singolare sintonia con elusive figure allegoriche e magiche visioni che appaiono ispirate dalla nobile epica di tradizione celtica. Inaspettatamente poi, le tonalità dell’enigmatica composizione ci riportano ai giochi di luce di antiche acqueforti di sapore fiammingo.
 
Il sorprendente risultato compositivo disorienta e ammalia, attrae e sfugge allo stesso tempo, lasciando lo spettatore in un contrastante approccio interpretativo. Serpetti, esponente del celebre Movimento Arcaista, privilegia quindi la metafora, l’allusione, la citazione colta, liberando una passione struggente per i remoti splendori di un passato che oggi non va dimenticato, ma anzi contemplato e compreso. Universali sono i valori che nell’immediato il fruitore coglie, rapito dalle anime antiche che vanno in scena tra i favolistici bagliori lunari e le desolate vedute così simili a certe rovine piranesiane. 
 
Gli sfumati contorni e i morbidi contrasti dell’abile carboncino completano quell’aura di “mondo subconscio” che tanto ci affascina nelle criptiche storie narrate da Alessio Serpetti. La riscoperta dell’arcaico nasce quindi dalla necessita’ di armonizzare le glorie passate e stimoli contemporanei, in una rivalutazione estetica che infonde uno spirito moderno ad una composizione colma di erudita iconografia accademica. 
 
Elena Foschi
International Confederation of Art Critics